Intervista a Luca, installatore di cappotti in EPS

Luca è un installatore specializzato in cappotti termici isolanti per edilizia e ci spiega direttamente dal cantiere tutte le curiosità sull’applicazione del cappotto termico in EPS.
I consigli di Luca sono utili a tutti – inquilini, amministratori di condominio e perché no… anche ai progettisti – che desiderano conoscere a fondo i vantaggi di un isolamento a cappotto fatto a regola d’arte con lastre isolanti in polistirolo.

 

Da quanto tempo opera nel settore?

Lavoro nel campo delle costruzioni da sempre, da ben 25 anni. Da tempo oramai sono a capo della “squadra” in cantiere per la posa del cappotto.

Alla luce della sua esperienza qual è il materiale isolante più utilizzato nel sistema a cappotto?

Sicuramente in questa specifica applicazione, adesso si usano tanto, ma davvero tanto, i pannelli isolanti in polistirolo, in quanto oltre a garantire evidenti prestazioni isolanti, consentono di accedere agli incentivi del Superbonus 110% per gli interventi di riqualificazione.

Consideri che nel 95% degli interventi di cappotto termico impieghiamo le lastre in polistirolo e per noi che dobbiamo applicarle non è un dettaglio da poco, perché i pannelli isolanti in EPS sono leggeri, facili da lavorare e da applicare.

Ci spiega meglio queste caratteristiche?

A livello applicativo, rispetto ad altri materiali, le lastre in polistirolo hanno un peso ridotto, per cui sono facili da spostare e da posare. Per la sua semplicità esecutiva e grazie all’ottima efficacia come isolante termico, utilizziamo l’EPS nella maggior parte delle nuove costruzioni e nella quasi totalità delle ristrutturazioni di palazzi o villette.

Inoltre la lastra in polistirolo può essere facilmente sagomata e modellata durante la messa in opera: laddove necessario riusciamo a rifilare le lastre con un semplice filo a caldo.

Il polistirolo viene impiegato unicamente per l’isolamento termico delle pareti esterne?

In generale i pannelli in polistirolo vengono utilizzati soprattutto per efficientare tutti quegli edifici vecchi che, al tempo della loro realizzazione, non prevedevano un isolamento termico delle facciate con lastre isolanti.

Devo dire che abbiamo parecchie richieste, davvero numerosi cantieri avviati.

Quando però ci troviamo a fare una nuova casa, spesso impieghiamo il polistirolo non solo nel cappotto, ma dalle fondamenta al tetto, anche per isolare l’edificio dal terreno, in contro terra, perché oltre ad essere un buon isolante termico, le lastre in EPS garantiscono un basso assorbimento all’acqua e sono resistenti all’umidità; cosi come nell’isolamento delle coperture di tetti piani o a falde e dei solai.

L’intervento a cappotto con lastre in EPS è compatibile su tutti i tipi di facciate?

L’isolamento a cappotto con pannelli in EPS viene effettuato in moltissimi casi, perché è compatibile su supporti differenti come ad esempio pareti intonacate, murature piene, rivestimenti in klinker, rivestimenti ceramici, pareti in laterizio, pareti in calcestruzzo a vista…
Chiaramente risulta invece problematico e poco percorribile nel caso di edifici storici e sotto tutela.

In generale prima di programmare ed effettuare il lavoro viene sempre fatta un’attenta ed accurata valutazione dell’edificio su cui si andrà ad effettuare l’intervento.

Ci sono delle operazioni preliminari all’applicazione del sistema a cappotto?

Certamente nello svolgimento e realizzazione di un intervento di isolamento a cappotto ci sono delle operazioni di installazione del cantiere e preparazione dei lavori che vanno contemplate ed effettuate, che sono poi comuni a tutti i tipi di sistema, come ad esempio:  il montaggio del ponteggio e l’installazione di eventuali protezioni specifiche, la rimozione degli elementi fissati alla facciata e che sono da modificare – come ad esempio i davanzali – lo smontaggio dei pluviali adottando accorgimenti per cui durante l’esecuzione dei lavori in caso di pioggia, l’evacuazione dell’acqua piovana avvenga lontano dalle facciate, così come lavori di muratura e la preparazione dello strato di supporto  o “sottofondo” per la posa dei pannelli.

In generale poi la messa in opera del sistema di isolamento, a cominciare dall’incollaggio delle lastri isolanti, non deve essere mai realizzata in presenza di umidità, inoltre non deve essere realizzata in condizioni di temperatura inferiori a +5°centigradi o superiori a 30°C. 

Per cui è importante organizzare bene il cantiere per ovviare inconvenienti.

Qual è il primo step nei lavori d’isolamento a cappotto?

Il ponteggio è in assoluto la prima cosa che si mette prima di partire con i lavori. Deve essere utilizzato un ponteggio con basamento – non appeso – e stabile. Questa struttura viene ancorata alla casa.

Poi si procede con il fissaggio di un profilo di partenza costituito da specifiche sagome in base alla conformazione della parete, che posizioniamo alla base delle pareti esterne sotto la prima soletta interessata dell’isolamento.

Fatto ciò si può procedere con la posa delle lastre isolanti in polistirolo.

Ci racconta brevemente come avviene la posa del cappotto?

Come detto, quando si comincia a posare, non è che si parte a caso, bisogna innanzitutto aver studiato bene la facciata.

In pratica considerando che la lastra è rettangolare, si posiziona il lato più lungo in orizzontale e a giunti sfalsati – come con i mattoni – e questo sfalsamento deve essere eseguito anche in corrispondenza di angoli e spigoli. Inoltre tra una lastra e l’altra, sia in orizzontale che in verticale, non devono esistere ne vuoti, ne fuoriuscite di colla.
Dobbiamo inoltre controllare continuamente con la staggia la planarità delle lastre e assicurarci della “linearità” nella posa, per questo vengono tirati dei piombi con dei fili che seguono tutta la facciata e lo stesso accade anche con i balconi. E anche in corrispondenza dei contorni di finestre e porte bisogna evitare di far corrispondere i fili dell’architrave con i fili delle lastre; attorno a questi contorni occorre inoltre lasciare una fuga di ca. 1 cm che verrà poi sigillata successivamente con del mastice.  Chiaramente dove si incontra l’ancoraggio del ponteggio si fa un piccolo buco nel polistirolo, che poi chiudiamo al termine dei lavori, quando si smonta il ponteggio, con un elemento in polistirolo o con una “schiuma isolante”.

In fase di smontaggio insieme ai “pontegisti” c’è infatti sempre uno di noi che provvede ad inserire una sorta di tassello in polistirolo – i tasselli vengono forniti dalla stessa azienda che fornisce le lastre – in ogni buco, prima di procedere con la finitura, che viene fatta dopo.

Può chiarire ulteriormente lo sfalsamento in prossimità di angoli e spigoli?

Certo, ad esempio quando si arriva con la posa delle lastre in prossimità dell’angolo dei balconi si devono prendere determinate accortezze. In quanto in questo caso specifico può accadere che ci si debba confrontare con la possibilità di utilizzare lastre isolanti con spessori differenti ed è quindi necessario adeguare in maniera corretta tale discrepanza.

Inoltre spesso, come già accennato, per non perdere profondità e metratura dei balconi si devono utilizzare pannelli con spessore inferiore rispetto a quelli utilizzati in facciata e anche in questo caso bisogna adottare i giusti accorgimenti durante la posa del materiale.

Quindi in corso d’opera le lastre possono essere “aggiustate” o rifilate?

Certo, anche se le lastre ci vengono consegnate in cantiere già tagliate ed eventualmente anche con spessori diversi, in un palazzo ci sono ad esempio tantissime finestre e quindi devono sempre essere tagliate in maniera adeguata, proprio in prossimità di queste aperture.

Inoltre come detto, i pannelli in polistirolo vengono posati a giunti sfalsati, e in pratica, considerando che la lastra in polistirolo è rettangolare, quella sopra deve sempre partire a metà di quella sotto, non deve esserci mai una giunta continua e diritta per cui è chiaro che si arriva ad un punto in cui la lastra isolante andrà tagliata.

Oppure può capitare che in facciata ci siano leggeri dislivelli, ad esempio un pezzo di facciata in muratura e un pezzo di facciata di mattoni paramano, in questo caso dove ci sono i mattoni paramano lo spessore della lastra dovrà essere minore, per cui la lastra viene rifilata leggermente per ripianare questo dislivello.

Come si rifila la lastra in polistirolo?

I pannelli vengono rifilati facilmente, con un filo caldo, direttamente in cantiere e al piano; questa operazione non produce rumore o polvere, solamente degli scarti di materiale di polistirolo appunto che però vengono da noi raccolti in sacchi trasparenti che poi vengono ripresi dalle stesse ditte che ci forniscono il materiale, in modo che il polistirolo possa essere riciclato e poi riutilizzato per produrre nuove lastre in EPS.

L’importante è che il materiale non sia sporco di colla o di altro materiale.

Si sente parlare più volte di spatola americana, a cosa serve questo strumento?

La spatola americana noi generalmente la utilizziamo per mettere la colla, quando si procede con l’incollaggio dei pannelli in EPS alla parete.

Mi spiego meglio, la utilizziamo per spalmare in prossimità dei 4 bordi della lastra un cordolo di colla della larghezza di almeno 3-5 cm, mentre al centro della lastra applichiamo sempre delle bolle di colla, circa 4/6, larghe 7-8 cm. Consideri che l’incollaggio delle lastre richiede un’essicazione di almeno 12 ore.

Ci racconta della tassellatura delle lastre isolanti?

Questa operazione è necessaria quando il supporto presenta una superficie o strati sottostanti con scarsa resistenza meccanica. La tassellatura infatti non serve a migliorare il potere adesivo del collante, ma serve ad evitare eventuali sfaldamenti tra supporto strutturale (parete esterna) ed eventuali strati preesistenti (intonaci, rivestimenti, pitture).
Dopo almeno 24 ore dalla posa dello strato isolante, procediamo con forature, in dima di profondità, con idoneo trapano per inserire dei tasselli. I tasselli devono essere almeno 5 cm più lunghi dello spessore delle lastre e devono inserirsi nella muratura portante per un minimo di 3 cm. Il numero di tasselli può variare tra i 4 e 8 per m2, a seconda del supporto e il tipo di sistema, e vengono inseriti in ogni giunto di lastra, ed eventualmente aggiungendone 1/2 al centro della lastra.

Una curiosità, come vengono stoccate le lastre in cantiere?

Consideri che le lastre di polistirolo vengono consegnate imballate, proprio per poter essere stoccate facilmente in una zona idonea del cantiere al riparo dall’azione diretta di sole e pioggia e man mano poi portate ai piani per essere applicate. Occorre comunque prevedere un corretto stoccaggio in cantiere del materiale, proteggendolo dalle intemperie ed eventuali danneggiamenti, in quanto il pannello isolante per essere posato deve presentarsi con le superfici perfettamente regolari.

Ma lei applica solo le lastre isolanti o tutto il sistema cappotto?

Assolutamente tutto il sistema, dalla A alla Z. I diversi fornitori-produttori che ci forniscono le lastre in polistirolo, ci forniscono anche il loro ciclo di finiture – perché ogni ditta ha il proprio ciclo e chiaramente a seconda dell’azienda i materiali possono variare: ad esempio gli intonaci, la rete d’armatura e i rivestimenti di finitura ed eccetera…

Cosa succede una volta terminata l’applicazione delle lastre in EPS?

Dopo aver applicato le lastre si lascia passare qualche giorno per poi passare al processo di rasatura: si posa uno strato continuo e omogeneo di rasante sulle lastre isolanti, ottenendo uno spessore minimo di circa 1,5 mm. Dopodiché su questa rasatura fresca viene stesa la rete d’armatura, per poi passare successivamente all’intonaco di finitura – e in questo ultimo step si può applicare un intonaco già pitturato oppure uno che va poi pitturato, a seconda delle esigenze e della richiesta del cliente.

Ci può dare un’idea di quanto dura un cantiere per il cappotto di un palazzo?

Dalla posa dei ponteggi, alla messa in opera del cappotto in facciata, ai balconi, alla rimozione dei davanzali, le tapparelle, alla tinteggiatura delle pareti… etc., circa un paio di mesi considerando un edificio di 6-7 piani.

Quali sono nel momento della messa in opera del materiale, le difficoltà che si possono incontrare?

Posare il cappotto è come partire a fare una casa da zero. Si possono incontrare mille difficoltà, legate non sempre all’applicazione delle lastre in polistirolo.

Ad esempio quando ci vengono forniti i nuovi davanzali in lamiera da parte di un lattoniere – in quanto i precedenti sono stati rimossi – spesso ci accade di ricevere un davanzale di dimensione differente, che chiaramente ci troviamo a dover modificare direttamente in cantiere.

Oppure altro esempio… il 90% delle volte quando si applica il cappotto in presenza di cassonetti per avvolgibili, si procede alla completa sostituzione dello stesso cassonetto, e accade che ci ritroviamo uno spazio differente da quello che ci è stato segnalato, e che quindi dobbiamo riadattare in corso d’opera.

Ma ripensando ad un intervento con il cappotto termico in EPS su edifici esistenti, quali sono i disagi che reclamano gli inquilini che si trovano a vivere nell’abitazione durante i lavori?

Le lamentele ci sono sempre e sono svariate ma nulla di non tollerabile, per entrambe le parti, impresa (chi esegue i lavori) e inquilini.

Le riporto un esempio, stiamo mettendo il cappotto termico su un edificio dove ci sono uffici e siamo nella fase delle finiture, quindi abbiamo dovuto coprire le diverse finestre con un’ulteriore copertura in plastica trasparente, quasi ogni giorno ci viene chiesto dal personale di scoprire le finestre perché sentono mancare l’aria. Allora è chiaro che si deve scoprire… per ovviare in qualche modo a questo disturbo e consentire loro di arieggiare i locali.

Oppure è chiaro che la presenza del ponteggio e delle persone che vanno su e giù per i lavori possono disturbare gli inquilini che vivono in casa, però a ciò non si può ovviare e in generale si tratta di una situazione a cui gli inquilini erano stati preparati e che pertanto sono disposti a tollerare.

Se dovesse isolare o efficientare oggi la sua casa che materiale utilizzerebbe?

Vi rispondo con un’esperienza appena vissuta: abbiamo dovuto fare dei lavori a casa di mio padre, perché i locali erano molto freddi in autunno e nei mesi invernali e l’abbiamo isolata con pannelli in polistirolo.

Tutta la casa è stata efficientata con il cappotto, solo le terrazze non sono stata isolate, perché non volevamo ridurne lo spazio, visto che sono davvero poco profonde e avremmo reso il terrazzo poco agibile.

Il riscontro avuto è stato effettivo soprattutto per quanto riguarda le stanze con le pareti a nord, come la mia vecchia camera di quando ero ragazzo.
Si è guadagnato in una migliore temperatura interna, minor riscaldamento e riduzione dei costi.

È ormai evidente che il polistirolo utilizzato nell’isolamento termico degli edifici, se posato a regola d’arte, comporta oltre che dei vantaggi reali in termini di isolamento, anche un migliore comfort all’interno dei locali.
Se poi impiegato con spessori importanti – lastre isolanti minimo di 16cm – è sbalorditivo il “guadagno” in termini di efficientamento energetico che ti permette di ottenere.

 

 

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