Il cappotto in EPS stabilizza i materiali

Questa stabilizzazione è molto importante ai fini del mantenimento nel tempo dei materiali costruttivi, al di sotto del sistema a cappotto. Particolarmente significativi sono i risultati ottenuti nel ripristino e nel recupero di edifici esistenti.Gli effetti dinamici causati dagli sbalzi termici su materiali diversi, sono spesso dirompenti. Si formano crepe e spacchi profondi, che interessano spessori anche molto alti dei materiali. In pratica queste fenditure e lesioni lavorano come giunti di dilatazione aperti e convogliano le acque meteoriche nel tessuto profondo delle pareti. Poiché con l’abbassamento della temperatura i materiali edili si contraggono, le crepe risultano più aperte proprio in occasione delle più avverse condizioni metereologiche.

Le infiltrazioni comportano i ben noti (e ampiamente visibili) fenomeni di disgregazione, di macchie, di muffe e l’impregnazione della massa muraria: questa per poter asciugare ha bisogno, per tempi lunghi, di forti quantità di calore, che vengono sottratte (ma pagate) al riscaldamento dei locali. A volte non si pone la necessaria attenzione su questa fonte di spesa infruttifera: per ogni aumento del 10% di umidità contenuta nelle pareti, il loro potere isolante intrinseco (leggasi la loro “R”) diminuisce del 50% circa. Come esempio schematico viene qui considerato un apparato murario senza e con isolamento a “cappotto”: si determinano le temperature alle interfacce dei vari strati, in diverse condizioni climatiche.

 

1° CASO: giornata invernale di bel tempo
condizioni interne: + 20 °C con 80% U.R.
condizioni esterne: – 10 °c CON 30% U.R.
Le temperature alle varie interfacce degli elementi costitutivi la parete sono:

Si evidenziano due fatti notevoli ai fini della conservazione dei materiali: senza isolamento il laterizio subisce uno sbalzo termico tra le sue facce di quasi 20 °C, subisce quindi notevoli tensioni di deformazione; inoltre tra la metà, verso l’esterno, del laterizio e nell’intonaco esterno vi è una larga fascia di condensa.

Poiché in questa fascia le temperature sono ben al di sotto dello zero, si ha formazione di ghiaccio all’interno del corpo di parete. L’aumento di volume provoca danni dirompenti, quali fessurazioni e distacchi per sfaldamento.
Con l’isolamento a “cappotto” non esistono differenze termiche preoccupanti tra le facce dei vari materiali, quindi non vi sono tensioni anomale; inoltre non esiste alcuna condizione di condensa nel corpo della parete, isolamento termico a “cappotto” compreso.

 

2° CASO: giornata autunnale con nebbia
condizioni interne: + 20 °C con 90% U.R.
condizioni esterne: + 5 °C con 100% U.R.
Le temperature alle varie superfici e interfacce sono:

Anche in queste condizioni climatiche, con minor escursione termica, si nota come l’assenza di isolamento causi comunque significative differenze di temperature sulle facce dei vari costituenti la parete; sono inoltre ancora presenti le condense tra la metà più esterna del laterizio e l’intonaco esterno. Con il “cappotto” non si verificano né tensioni, né condense.
Gli sforzi provocati dalle escursioni termo-igrometriche sul pacchetto del sistema a “cappotto” sono da questo assorbiti grazie alle sue caratteristiche di qualità isolante e meccanica. In particolare sia il potere di adesione del collante, che vincola le lastre di EPS al supporto, sia lo strato d’intonaco armato con la rete in fibra di vetro, soprastante le lastre isolanti, svolgono le funzioni specifiche di resistenza meccanica.
Le caratteristiche di adesione del collante sono normalmente tali da provocare la rottura coesiva del supporto (se laterizio) o dell’isolante (su cemento armato) con carichi di rottura sempre superiori a 1 Mpa.
La rete di armatura in fibra di vetro presenta maglie regolari (~4×4 mm), una massa areica superiore a 150 g/m2 e una resistenza allo strappo, sia per trazione secondo trama, che secondo ordito, superiore a 140 daN. Ciò vale sia in condizione di prove a secco, che dopo invecchiamento in soluzioni alcaline. La deformazione della rete, come allungamento % alla rottura è attorno al 2% – 2,5% (minimo).

Lo strato completo dell’intonaco armato presenta normalmente resistenze alla trazione superiori a 170 daN, con allungamento alla rottura attorno al 2,5%-3% (medio). Anche dopo prolungate immersioni in acqua, le caratteristiche di resistenza rimangono congrue.Alla rottura non si verificano comunque fenomeni di distacco tra l’intonaco e la rete di armatura.
Pertanto su edifici già progettati con il sistema a ”cappotto” o per i recuperi funzionali di edifici esistenti, il sistema fornisce oltre agli indubbi vantaggi economici diretti sul risparmio di combustibile e di condizioni estremamente confortevoli, anche quelli della conservazione durevole dell’involucro e della struttura stessa degli edifici, che risultano quindi ben rivalutati.

 


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